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Va a fuoco il Busatello ed è caccia al piromane

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Gli incendi controllati per distruggere le canne palustri del Busatello non si fanno più da tre anni. Troppo cari per le casse del Comune di Gazzo. Ieri, però, qualcuno ha pensato bene di fare da sé appiccando il fuoco in più punti e dando così vita a un incendio che ha distrutto l’intera oasi naturalistica del Busatello: 80 ettari circa, 50 dei quali nel veronese e 30 sotto il Comune di Ostiglia.
Le prime fiamme si sono alzate poco dopo le 13 e, con le prime colonne di fumo, è scattato l’allarme lanciato dagli abitanti di San Pietro in Valle, la piccola frazione al confine con il mantovano.
I roghi sono stati appiccati probabilmente nel territorio veronese e poi il vento ha contribuito a una rapida estensione delle fiamme su un vasto fronte. Centinaia di uccelli acquatici, che in questo periodo stanno iniziando a nidificare, hanno abbandonato i canali della palude per evitare di restare imprigionati dal fuoco.
Ad arrivare per primi sugli argini dell’oasi sono stati i carabinieri di Gazzo, seguiti poi dai vigili del fuoco di Verona che hanno tentato di spegnere alcuni dei roghi più facilmente raggiungibili dalla terra ferma. Nella zona ostigliese, invece, sono arrivati i vigili del fuoco di Mantova che hanno cercato invano di arginare le fiamme che avanzavano.
La torretta costruita dal Wwf per l’osservazione della fauna acquatica, risparmiata dalle fiamme, è stata utile per i carabinieri per avvistare un uomo che fuggiva: che sia il presunto piromane o un semplice visitatore dell’oasi lo si saprà solo quando i carabinieri riusciranno a dargli un nome. La descrizioni degli abiti è al vaglio dei militari, che stanno anche valutando delle testimonianze. Il fuggitivo si è diretto verso il confine mantovano, dimostrando di conoscere alla perfezione la zona e ha poi abbandonato la palude a bordo di un motorino che aveva lasciato tra l’erba dell’argine.
Negli anni scorsi Comune e Wwf programmavano nel mese di gennaio degli incendi controllati: una pratica, quella del «pirodiserbo», assai diffusa nel passato e che serviva per eliminare le vecchie canne palustri e favorire una crescita rigogliosa delle nuove piante. Ma che era stata abbandonata negli ultimi tre anni per i costi dell’operazione che gravavano il bilancio comunale.
Le operazioni di incendio controllato coinvolgevano almeno trenta uomini della Protezione civile, vigili del fuoco e carabinieri per almeno un’intera giornata.
In più occasioni, poi, le fiamme hanno sconfinato nel territorio mantovano suscitando le proteste dei vicini.

Notte della civetta A piedi nei boschi della Valpolicella

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Inseguire il canto della civetta sotto le stelle e tra i bagliori di una notte di luna quasi piena. Sabato 14 marzo in Valpolicella si terrà una serata aperta a grandi e piccini, con una breve introduzione didattica da parte di alcuni esperti e una facile escursione notturna guidata, durante la quale si cercherà di contattare, almeno dal punto di vista acustico, questo piccolo rapace che ama l’oscurità – nulla sfugge ai suoi grandi occhi gialli – ma vigila anche durante il giorno.
Del resto, dal punto di vista canoro, la civetta può davvero stupire con il suo repertorio vocale assai diversificato. Alcuni studi tedeschi con soggetti in natura e altri in cattività, per esempio, hanno evidenziato 23 suoni di base, con una serie di combinazioni che generano sino a 40 segnali differenti. La singolare iniziativa è organizzata da Verona Birdwatching, nodo veronese dell’associazione Ebn Italia, in coordinamento con il Gruppo italiano civette (Gic) e con la collaborazione del Cai di San Pietro in Cariano, che si sono prefissati di promuovere questo momento di divulgazione sul mondo affascinante dei rapaci notturni nell’ambito della «Notte europea della civetta».
Il ritrovo è previsto alle 20.30 alla sede Cai di Pedemonte, in via Campostrini 56. Gli organizzatori consigliano un abbigliamento adeguato, con scarponcini da trekking, spolverino e torcia. E’ necessario dare conferma entro domani a Corrado (340-2892866), Vittorio (338-8411061), info@veronabirdwatching.org.
La «Notte europea della civetta» è un’iniziativa nata in Francia e arrivata all’ottava edizione. L’idea partì nel 1995 dall’esperto di civette Jean Claude Genot e da allora la manifestazione si è ripetuta con cadenza biennale in numerosi Paesi europei. Nel 2003 sono stati oltre 50 mila i partecipanti delle uscite programmate in Francia, Belgio, Olanda, Germania e Svizzera.
Nelle due edizioni precedenti organizzate in Italia (nel 2005 e 2007), il successo ottenuto da questo evento è stato notevole, sia per l’entusiasmo dimostrato dai partecipanti sia per il loro numero elevato.
In tutta la Penisola, infatti, oltre un migliaio di persone in entrambe le occasioni hanno partecipato agli eventi organizzati dai volontari e appassionati. Per saperne di più su civette, rapaci notturni e iniziative: www.veronabirdwatching.org, www.gruppoitalianocivette.it.C.M.

CACCIA & AMBIENTE

Fonte l’Arena lunedì 14 maggio 2007

Caccia & ambiente. L’attività di controllo e anti-bracconaggio della Lega per la protezione uccelli: il problema è la cattura di specie protette

Lipu: sì alla licenza a punti

Di Grazia: «È la soluzione giusta per ridurre i reati venatori»
Oltre 669 controlli eseguiti nel corso dello scorso anno, 1.234 trasgressori verbalizzati e 38 notizie di reato trascritte. Sono stati inoltre sequestrati 7 fucili, 19 mezzi da pesca, 56 uccelli protetti morti e 77 chilogrammi di pesce morto e altri 19 di pesce vivo, nonché diverse centinaia di uccelli protetti vivi posti sotto sequestro.
Questa la sintesi dell’ultimo anno di attività della sezione veronese della Lega italiana protezione uccelli (Lipu), di cui è responsabile Francesco Di Grazia, anche coordinatore del servizio di vigilanza.
I reati più diffusi sono l’abbattimento di specie protette, l’uso di attrezzature vietate e di falsi richiami: «Sul campo abbiamo notato che è calato notevolmente il controllo sull’attività venatoria», denuncia Di Grazia, «in particolare sul lago di Garda, dove la vigilanza, esclusa quella volontaria della Lipu, è praticamente inesistente».
Quanto ai rimedi, Di Grazia una proposta l’avrebbe: «Oltre ad aumentare la vigilanza, servirebbe anche per i cacciatori la licenza a punti, come per la patente di guida: ogni trasgressione porta a multe e a decurtazione dei punti, con l’obbligo di corsi formativi per recuperare coscienza e responsabilità», sottolinea.
Solo nel corso della stagione venatoria, conclusasi lo scorso 31 gennaio, i quattordici agenti delle guardie volontarie del servizio di vigilanza venatoria della Lipu hanno svolto ben 134 uscite sul territorio della nostra provincia, collaborando con la Polizia provinciale e quella comunale, con il Corpo Forestale dello Stato e con le guardie volontarie dell’Enpa e delle associazioni venatorie operanti nella provincia (Enal, Fidc e Anuu), redigendo congiuntamente varie notizie di reato nonché verbali di accertamento di violazioni amministrative in materia di caccia e pesca.
«Abbiamo sottoscritto complessivamente 129 verbali», rivela Di Grazia, «a carico di 123 diverse persone. Ben 33 i reati accertati in materia di caccia che hanno comportato la relativa denuncia all’autorità giudiziaria per i responsabili, oltre a 5 reati relativi ad altre fattispecie penali (maltrattamento animali e scarichi abusivi), oltre a 52 controlli per materie diverse».
Nel periodo precedente all’apertura della caccia l’attività si è estesa al controllo di segnalazioni di trappole e reti e contrasto del bracconaggio, nonché di controllo dell’attività di pesca e di allevamento e commercio di avifauna in base alla vigente legislazione, che hanno portato alla redazione di circa 47 fra verbali di accertamento per violazioni amministrative alle norme sulla pesca e sulla caccia e notizie di reato.

«Sono stati controllati 209 pescatori e 40 altre persone in relazione alla materia venatoria, per un totale di 61 uscite, con 5.194 chilometri percorsi in oltre 250 ore di servizio», precisa Di Grazia.
«Durante la stagione venatoria le nostre pattuglie hanno effettuato altre 73 uscite sul territorio della Provincia, per verificare il rispetto della normativa in materia di caccia, per oltre 300 ore di vigilanza e percorrendo 5.481 chilometri, controllando così 359 cacciatori, nonché 48 pescatori e redigendo 54 verbali di accertamento di infrazioni amministrative alle norme sulla caccia e sulla pesca e ben 28 notizie di reato, principalmente per abbattimento e detenzione di fauna selvatica protetta e uso di mezzi non consentiti, oltre ad abbandono di armi e munizioni ed eseguendo numerosi sequestri».
È partita dall’attività della Lipu anche la segnalazione che ha portato il Corpo forestale dello Stato incaricato dall’autorità giudiziaria delle operazioni successive, ad eseguire 4 perquisizioni con il sequestro di circa 900 uccelli vivi detenuti illegalmente, oltre a reti, trappole, fauna protetta morta. L’operazione avviata dalla Lipu ha permesso di smascherare alcuni individui che esercitavano l’attività di allevamento di richiami vivi per uso caccia solo come copertura di traffici di uccelli selvatici illegalmente catturati ed inanellati con anelli falsi, allo scopo di dimostrarne una presunta regolare provenienza da allevamento.
«È una gran mole di lavoro quella svolta dagli agenti volontari del Servizio di vigilanza, nonostante lo scarso numero di effettivi e di mezzi disponibili, per garantire il rispetto delle leggi in materia di caccia e pesca», denuncia Di Grazia, «soprattutto se si considerano i numeri della Provincia, dove gli agenti di polizia sono 35, operanti 24 ore al giorno, ma nel corso del 2006 ci sono state solo 32 notizie di reato contro bracconieri e cacciatori di frodo.
«Però, invece di plaudire ad azioni di volontari che non hanno alcun rimborso se non la soddisfazione di far rispettare la legge e di difendere la natura, ci troviamo spesso ostacoli di tipo burocratico che rendono più difficoltoso il nostro agire», precisa il coordinatore.

Guardie LIPU sorprendono e denunciano giovane bracconiere

Il bracconaggio è più attivo che mai nella zona pedemontana veronese, anche a causa degli scarsi controlli che l’amministrazione provinciale dispone, dopo avere destinato gli agenti più attivi e capaci ad “altre mansioni” o altre zone.
Prosegue così senza sosta l’attività di vigilanza e repressione degli illeciti venatori da parte delle Guardie LIPU del Nucleo di Verona.
L’ultimo a “cadere nella rete” è stato B.M. (19 anni) che insieme al padre B.R. (54 anni) si dilettava ad andare a caccia nelle pendici boscose di Vestenanova (VR). Peccato che non avesse mai conseguito la licenza di porto d’armi per uso caccia!!
I loro movimenti non sono però sfuggiti ad una pattuglia di Guardie LIPU che pattugliavano la zona le quali, visti dei movimenti “sospetti” in vicinanza di un’abitazione, si precipitavano in luogo e, dopo una breve perlustrazione, fermavano prima il genitore, indi il giovane bracconiere, trovato nascosto in un bosco nei pressi della casa.

B.M. aveva con sé un fucile Beretta cal. 16, monocolpo e pieghevole, con colpo in canna (tipica arma dei bracconieri in quanto, quando piegato, è di dimensioni assai contenute e può essere facilmente occultato) oltre ad un giubbotto con decine di munizioni. Nei pressi della casa le Guardie rinvenivano anche due bossoli esplosi di recente.

I due sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria, B.M. per porto abusivo d’arma da fuoco, e B.R. per omessa custodia ed incauto affidamento dell’arma.
Pesanti sanzioni amministrative sono state comminate ad entrambi e l’arma è stata sequestrata.

Francesco Di Grazia

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