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L’ENPA SOLLECITA LO STOP ALLA CACCIA A CAUSA DELLE NEVICATE

Uccisi nel Savonese 7532 cinghiali Appena iniziata la caccia ai caprioli

CAIRO M. I cinghiali uccisi durante il piano di abbattimento predisposto dalla Provincia sono stati 7.532, appena tre in piu’ rispetto a quelli previsti sulla base delle indicazioni fornite da istituti universitari. I caprioli maschi finiti nel mirino dei cosiddetti «selecontrollori», invece, sono stati circa 430. A questi dovranno aggiungersi le femmine e i loro piccoli per i quali la CACCIA e’ cominciata il 1° gennaio scorso e si chiudera’ il 15 marzo.

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LOTTA AL BRACCONAGGIO

LOTTA AL BRACCONAGGIO. Operazione in due tempi, con una diramazione anche in territorio bresciano

Sequestrati fucili
e «richiami» illegali
di Barbara Bertasi

Fucili, cartucce, centinaia di uccelli da richiamo, numerose fascette e anelli per volatili falsi sequestrati: un giro d’affari di migliaia di euro. Due blitz contro il mercato nero di richiami vivi sono stati condotti dagli agenti della Polizia provinciale di Verona che, sotto la direzione del comandante Davide Zeli e su mandato della magistratura di Verona, hanno portato a cinque denunce. L’ultimo controllo è stato fatto proprio tra San Pietro in Cariano, Fumane e San Giovanni Ilarione. Ma la polizia provinciale, mossasi su segnalazione da parte della LIPU (Lega italiana protezione uccelli), è arrivata pure a Brescia, dove ha riscontrato gravissime irregolarità.
I controlli sono scattati in due diverse occasioni. Il 14 dicembre nel Veronese, dove sono stati sequestrati soprattutto anellini e fascette; e a Brescia, dove, in quel negozio di periferia, la polizia ha sequestrato molto materiale. Sempre qui è stato verificato che il punto vendita aveva avuto un giro d’affari di esemplari da richiamo vivi, circa 1500 in due anni, che sta destando forti sospetti dato che, durante il controllo, sono stati trovati oltre 220 richiami vivi (tordi e allodole) con fascette irregolari, subito sequestrati. L’operazione ha inoltre portato al sequestro di tre fucili per violazione della legge (110 del ’75), sulla detenzione delle armi: non erano custodite in luoghi idonei.
Seconda operazione, l’altro ieri, su mandato di perquisizione della Procura della Repubblica di Verona. È durata tutto il giorno e si è allargata tra la Valpolicella e la Lessinia, impegnando cinque ufficiali, nove agenti e sei esperti «inanellatori» nominati «ausiliari» di polizia giudiziaria.
A San Pietro in Cariano sono state perquisite due abitazioni. Nella prima sono stati sequestrati una trentina di uccelli congelati, di specie protette, che saranno sottoposti ad accertamenti veterinari; 18 uccelli vivi, tra cui verdoni e cardellini con anellini falsi o alterati; vischio per uccellagione (la colla che, messa sui rami, vi intrappola gli uccellini per le zampette); pinze modificate per allargare gli anelli; una scatolina di grasso utilizzato per sfilare gli anelli irregolari usando forchette modificate con un uncino (pure sequestrate); oltre 40 fascette false o manomesse. Nella seconda abitazione sono stati invece sequestrati 44 volatili protetti e ne sono stati liberati 8 senza anellino d’identificazione.
A Fumane sono stati sequestrati oltre 60 anellini manomessi o falsificati e 14 cartucce a pallini trovate in giro per la casa, quindi sempre in violazione della «110/75» sugli obblighi di custodia delle armi e delle munizioni. In un ex allevamento di San Giovanni Ilarione sono stati sequestrati 34 uccelli da richiamo vivi sui 56 che il proprietario teneva in un locale chiusi in gabbiett; riscontrate anche irregolarità relative a inanellamento e documentazione di provenienza. Sono scattate così 4 denunce a piede libero, che si aggiungono a quella di Brescia, per violazione della legge sulla caccia (mercato nero di richiami vivi) e sulle armi. Verificata dunque l’esistenza di un giro d’affari illecito, certamente lucroso. Di fatto, un fringuello da richiamo può costare 100 euro e per un unico appostamento ne servono almeno 5.

CACCIA & AMBIENTE

Fonte l’Arena lunedì 14 maggio 2007

Caccia & ambiente. L’attività di controllo e anti-bracconaggio della Lega per la protezione uccelli: il problema è la cattura di specie protette

Lipu: sì alla licenza a punti

Di Grazia: «È la soluzione giusta per ridurre i reati venatori»
Oltre 669 controlli eseguiti nel corso dello scorso anno, 1.234 trasgressori verbalizzati e 38 notizie di reato trascritte. Sono stati inoltre sequestrati 7 fucili, 19 mezzi da pesca, 56 uccelli protetti morti e 77 chilogrammi di pesce morto e altri 19 di pesce vivo, nonché diverse centinaia di uccelli protetti vivi posti sotto sequestro.
Questa la sintesi dell’ultimo anno di attività della sezione veronese della Lega italiana protezione uccelli (Lipu), di cui è responsabile Francesco Di Grazia, anche coordinatore del servizio di vigilanza.
I reati più diffusi sono l’abbattimento di specie protette, l’uso di attrezzature vietate e di falsi richiami: «Sul campo abbiamo notato che è calato notevolmente il controllo sull’attività venatoria», denuncia Di Grazia, «in particolare sul lago di Garda, dove la vigilanza, esclusa quella volontaria della Lipu, è praticamente inesistente».
Quanto ai rimedi, Di Grazia una proposta l’avrebbe: «Oltre ad aumentare la vigilanza, servirebbe anche per i cacciatori la licenza a punti, come per la patente di guida: ogni trasgressione porta a multe e a decurtazione dei punti, con l’obbligo di corsi formativi per recuperare coscienza e responsabilità», sottolinea.
Solo nel corso della stagione venatoria, conclusasi lo scorso 31 gennaio, i quattordici agenti delle guardie volontarie del servizio di vigilanza venatoria della Lipu hanno svolto ben 134 uscite sul territorio della nostra provincia, collaborando con la Polizia provinciale e quella comunale, con il Corpo Forestale dello Stato e con le guardie volontarie dell’Enpa e delle associazioni venatorie operanti nella provincia (Enal, Fidc e Anuu), redigendo congiuntamente varie notizie di reato nonché verbali di accertamento di violazioni amministrative in materia di caccia e pesca.
«Abbiamo sottoscritto complessivamente 129 verbali», rivela Di Grazia, «a carico di 123 diverse persone. Ben 33 i reati accertati in materia di caccia che hanno comportato la relativa denuncia all’autorità giudiziaria per i responsabili, oltre a 5 reati relativi ad altre fattispecie penali (maltrattamento animali e scarichi abusivi), oltre a 52 controlli per materie diverse».
Nel periodo precedente all’apertura della caccia l’attività si è estesa al controllo di segnalazioni di trappole e reti e contrasto del bracconaggio, nonché di controllo dell’attività di pesca e di allevamento e commercio di avifauna in base alla vigente legislazione, che hanno portato alla redazione di circa 47 fra verbali di accertamento per violazioni amministrative alle norme sulla pesca e sulla caccia e notizie di reato.

«Sono stati controllati 209 pescatori e 40 altre persone in relazione alla materia venatoria, per un totale di 61 uscite, con 5.194 chilometri percorsi in oltre 250 ore di servizio», precisa Di Grazia.
«Durante la stagione venatoria le nostre pattuglie hanno effettuato altre 73 uscite sul territorio della Provincia, per verificare il rispetto della normativa in materia di caccia, per oltre 300 ore di vigilanza e percorrendo 5.481 chilometri, controllando così 359 cacciatori, nonché 48 pescatori e redigendo 54 verbali di accertamento di infrazioni amministrative alle norme sulla caccia e sulla pesca e ben 28 notizie di reato, principalmente per abbattimento e detenzione di fauna selvatica protetta e uso di mezzi non consentiti, oltre ad abbandono di armi e munizioni ed eseguendo numerosi sequestri».
È partita dall’attività della Lipu anche la segnalazione che ha portato il Corpo forestale dello Stato incaricato dall’autorità giudiziaria delle operazioni successive, ad eseguire 4 perquisizioni con il sequestro di circa 900 uccelli vivi detenuti illegalmente, oltre a reti, trappole, fauna protetta morta. L’operazione avviata dalla Lipu ha permesso di smascherare alcuni individui che esercitavano l’attività di allevamento di richiami vivi per uso caccia solo come copertura di traffici di uccelli selvatici illegalmente catturati ed inanellati con anelli falsi, allo scopo di dimostrarne una presunta regolare provenienza da allevamento.
«È una gran mole di lavoro quella svolta dagli agenti volontari del Servizio di vigilanza, nonostante lo scarso numero di effettivi e di mezzi disponibili, per garantire il rispetto delle leggi in materia di caccia e pesca», denuncia Di Grazia, «soprattutto se si considerano i numeri della Provincia, dove gli agenti di polizia sono 35, operanti 24 ore al giorno, ma nel corso del 2006 ci sono state solo 32 notizie di reato contro bracconieri e cacciatori di frodo.
«Però, invece di plaudire ad azioni di volontari che non hanno alcun rimborso se non la soddisfazione di far rispettare la legge e di difendere la natura, ci troviamo spesso ostacoli di tipo burocratico che rendono più difficoltoso il nostro agire», precisa il coordinatore.