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DI GRAZIA: SENTENZA VERGOGNOSA E POLITICA

Della sentenza del Tar sull’accesso ai tesserini dei cacciatori depositati in Provincia è meno soddisfatta la LIPU che, per bocca del suo delegato regionale, Francesco Di Grazia, annuncia ricorso al Consiglio di Stato: «Sentenza vergognosa e squisitamente politica, perché il Tribunale amministrativo ha impiegato sei mesi per scrivere una sentenza senza neppure citare una legge. Era un lavoro che il Tar poteva fare in una settimana. La verità, invece, è che ci sono decine di migliaia di tesserini che nessuno controlla. Comunque, ammesso e non concesso che le guardie volontarie non siano autorizzate a controllare i tesserini anche quando siano già stati depositati, come mai nessuno si prende la briga di verificare eventuali discrepanze fra schede e tesserini»?, si chiede Di Grazia.
Ricorda anche che la LIPU si è mossa con il ricorso al Tar solo dopo che i tesserini era stati archiviati in seguito al controllo di un agente della polizia provinciale, il quale aveva riscontrato gravi irregolarità.
«Andremo fino al Consiglio di Stato», ribadisce Di Grazia, «e siamo intenzionati a scrivere alla Corte dei conti, perché un parere legale fornito dalla stessa Regione rileva che dai mancati introiti per infrazioni mai redatte deriva un danno patrimoniale». (v.z.)

TESSERINI IL TAR BOCCIA LA LIPU

lunedì 04 giugno 2007 provincia pag. 16

Caccia. Il Tribunale amministrativo ha dato torto alla Lega italiana protezione uccelli sui controlli delle guardie volontarie

Tesserini, il Tar boccia la LIPU

L’assessore Coletto: «Punito dai giudici l’atteggiamento persecutorio»

Il Tribunale amministrativo regionale dà torto alla LIPU, la Lega italiana protezione uccelli che aveva tentato causa alla Provincia perché le era stato vietato l’accesso ai tesserini dei cacciatori dell’annata venatoria 2005-06. In pratica, a conclusione della stagione (31 marzo), ogni cacciatore è tenuto a consegnare in Provincia i tesserini sui quali ha annotato gli abbattimenti.
Servono a conoscere il prelievo venatorio, anche in deroga, e di trasmetterne i dati riassuntivi alle amministrazioni competenti per l’assunzione di eventuali interventi correttivi nella stagione venatoria successiva.
Le guardie volontarie della LIPU, e di altre associazioni faunistiche, controllano «sul campo» la corretta annotazione da parte dei cacciatori di quanto catturato e redigono verbale quando riscontrano discrepanze fra lo scritto e il carniere del cacciatore.
Ma quando la LIPU ha cercato di verificare se i dati contenuti sui tesserini depositati in Provincia, relativi a determinati cacciatori, corrispondessero alle schede compilate dagli stessi e ai riscontri effettuati sul campo, si è di fatto vista negare l’accesso alla documentazione. Di qui il ricorso al Tar, perso, con la condanna anche a pagare le spese processuali (3mila euro più Iva).
Per la seconda sezione del Tribunale amministrativo del Veneto, la normativa nazionale ed europea collega il concetto di informazione a quello di ambiente, «ma la richiesta avanzata dalle guardie venatorie volontarie della LIPU attiene ad informazione non riferentesi alla fauna bensì ai comportamenti dei cacciatori che hanno depositato i propri tesserini», scrivono i giudici del Tar, «e i compiti assegnati alle guardie volontarie di conoscere questi comportamenti si esaurisce nel controllo sul campo, tramite attività ispettive».
In pratica, per il Tar è legittimo che la LIPU controlli sul territorio la correttezza del comportamento dei cacciatori, ma non che faccia attività investigativa sui documenti.
Non è neppure sostenibile l’ipotesi che come cittadini possano accedere alle informazioni contenute sui tesserini depositati «perché queste notizie non riguardano affatto né l’ambiente, né la natura, né la fauna, bensì comportamenti da verificare “sul campo” e non per una indagine che, attenendo alla veridicità di quanto a suo tempo dichiarato, riguarda, se mai ed eventualmente, altri poteri dello Stato», è il parere del Tar, che respinge come infondato il ricorso.
Visibilmente soddisfatto della sentenza l’assessore provinciale alla caccia Luca Coletto: «Credo che il Tar abbia sanzionato un atteggiamento palesemente persecutorio della LIPU nei confronti dei cacciatori, che intendeva sanzionarli anche dopo aver riconsegnato i tesserini e quando non erano già più responsabili di quanto poteva trovarsi scritto. Credo sia evidente che un corpo di vigilanza debba muoversi sul territorio per far prevenzione e non per iniziative di tipo politico», attacca l’assessore, convinto che la legge sia dalla sua parte e per questo intenzionato a resistere fino in giudizio alle richieste della LIPU di accesso alla documentazione.
«Sono stato accusato di non difendere abbastanza i cacciatori», aggiunge Coletto, «e credo che questa sia la miglior risposta, assieme agli stanziamenti decisi fra lo scorso anno (109 mila euro) e quest’anno (250 mila euro) per miglioramenti ambientali. Sono soldi ricavati dalle tassazioni sulla caccia e utilizzati per piantare siepi, boschi e seminare medicai per lo sviluppo della fauna. I risultati sono tangibili, perché nei tre anni del mio mandato», conclude l’assessore, «le lepri sono passate da 1600 a 2800 nelle zone di ripopolamento e cattura».