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LOTTA AL BRACCONAGGIO

LOTTA AL BRACCONAGGIO. Operazione in due tempi, con una diramazione anche in territorio bresciano

Sequestrati fucili
e «richiami» illegali
di Barbara Bertasi

Fucili, cartucce, centinaia di uccelli da richiamo, numerose fascette e anelli per volatili falsi sequestrati: un giro d’affari di migliaia di euro. Due blitz contro il mercato nero di richiami vivi sono stati condotti dagli agenti della Polizia provinciale di Verona che, sotto la direzione del comandante Davide Zeli e su mandato della magistratura di Verona, hanno portato a cinque denunce. L’ultimo controllo è stato fatto proprio tra San Pietro in Cariano, Fumane e San Giovanni Ilarione. Ma la polizia provinciale, mossasi su segnalazione da parte della LIPU (Lega italiana protezione uccelli), è arrivata pure a Brescia, dove ha riscontrato gravissime irregolarità.
I controlli sono scattati in due diverse occasioni. Il 14 dicembre nel Veronese, dove sono stati sequestrati soprattutto anellini e fascette; e a Brescia, dove, in quel negozio di periferia, la polizia ha sequestrato molto materiale. Sempre qui è stato verificato che il punto vendita aveva avuto un giro d’affari di esemplari da richiamo vivi, circa 1500 in due anni, che sta destando forti sospetti dato che, durante il controllo, sono stati trovati oltre 220 richiami vivi (tordi e allodole) con fascette irregolari, subito sequestrati. L’operazione ha inoltre portato al sequestro di tre fucili per violazione della legge (110 del ’75), sulla detenzione delle armi: non erano custodite in luoghi idonei.
Seconda operazione, l’altro ieri, su mandato di perquisizione della Procura della Repubblica di Verona. È durata tutto il giorno e si è allargata tra la Valpolicella e la Lessinia, impegnando cinque ufficiali, nove agenti e sei esperti «inanellatori» nominati «ausiliari» di polizia giudiziaria.
A San Pietro in Cariano sono state perquisite due abitazioni. Nella prima sono stati sequestrati una trentina di uccelli congelati, di specie protette, che saranno sottoposti ad accertamenti veterinari; 18 uccelli vivi, tra cui verdoni e cardellini con anellini falsi o alterati; vischio per uccellagione (la colla che, messa sui rami, vi intrappola gli uccellini per le zampette); pinze modificate per allargare gli anelli; una scatolina di grasso utilizzato per sfilare gli anelli irregolari usando forchette modificate con un uncino (pure sequestrate); oltre 40 fascette false o manomesse. Nella seconda abitazione sono stati invece sequestrati 44 volatili protetti e ne sono stati liberati 8 senza anellino d’identificazione.
A Fumane sono stati sequestrati oltre 60 anellini manomessi o falsificati e 14 cartucce a pallini trovate in giro per la casa, quindi sempre in violazione della «110/75» sugli obblighi di custodia delle armi e delle munizioni. In un ex allevamento di San Giovanni Ilarione sono stati sequestrati 34 uccelli da richiamo vivi sui 56 che il proprietario teneva in un locale chiusi in gabbiett; riscontrate anche irregolarità relative a inanellamento e documentazione di provenienza. Sono scattate così 4 denunce a piede libero, che si aggiungono a quella di Brescia, per violazione della legge sulla caccia (mercato nero di richiami vivi) e sulle armi. Verificata dunque l’esistenza di un giro d’affari illecito, certamente lucroso. Di fatto, un fringuello da richiamo può costare 100 euro e per un unico appostamento ne servono almeno 5.

BRACCONAGGIO A VERONA: UNA GIORNATA D’ORDINARIA FOLLIA VENATORIA

Pur se quasi ignorato dalla stampa ufficiale, e volutamente sottostimato dall’Amministrazione Provinciale di Verona, il bracconaggio è ben presente ed attivo nella terra di Giulietta e Romeo.

Evidentemente l’amore per gli animali “vivi” non è particolarmente sentito nella terra dell’amore “romantico” di Shakespeariana memoria.

Prova ne sia che continui casi di bracconaggio siano segnalati dagli addetti ai lavori, e talvolta vengano alla luce con esiti clamorosi.

Camosci e caprioli sono abbattuti illegalmente sui monti. Tassi, volpi, faine, cani e gatti sono vittime di bocconi avvelenati, lacci, trappole, per non parlare dei piccoli uccelli migratori bersagliati dai fucili di migliaia di cacciatori, da reti, trappole per uccelli, vischio che uccidono centinaia di migliaia di pettirossi, fringuelli, migliarini, pispole, allodole, cesene … e via dicendo.

Ai Nembrotte autoctoni vanno poi aggiunti i transfughi delle vicine provincie di Vicenza e Brescia, la cui densità venatoria (ed il malcostume ad essa collegato) è così alta che molti cacciatori cercano altri “lidi” ove riempire il carniere.

Come poi venga riempito e tutt’altra faccenda. Dopo il clamoroso caso dei Bresciani in trasferta ad Oppeano (VR), che in periodo di caccia chiusa (agosto) si dilettavano a sparare a rondini e fagiani, un altro caso vede coinvolti due cacciatori di Bendizzole (BS), intenti ad un safari in quel di Sorgà (VR).

I due avevano adottato la tecnica dello “sparo libero, mordi e fuggi”.

Si spostavano in auto, fermandosi mezz’ora qui, mezz’ora lì, con il fonofil (strumento vietato) acceso, a sparare a tutto quello che passava, fosse protetto o meno. Una volta raccolto il bottino, si passava ad altre località, con medesimo copione.

Evidentemente la cosa rendeva bene se anche il 18 novembre i due amici ci hanno nuovamente provato.

Questa volta però gli è andata male. Intercettati dalla Polizia Provinciale e dalle Guardie Volontarie LIPU, ENAL e FIDC uno dei due, preso dal panico, si dava alla fuga, abbandonando il complice ed il bottino, nonché fonofil e munizioni.

Un bottino incredibile per una giornata di caccia: 51 migliarini di palude, 17 pispole, 4 fanelli, 1 cardellino, 2 tortore dal collare, 2 luì piccoli, un codirosso spazzacamino e 9 passere mattugie, tutte specie protette nei cui confronti la caccia non è consentita.

Dopo una lunga fuga, alla fine, anche il secondo cacciatore “si costituiva” venendo quindi denunciato, al pari dell’amico, per una lunga serie di reati venatori, per abbandono di munizioni, mentre armi, selvaggina e fonofil venivano sequestrati.

Il fatto ha avuto una vasta eco nell’ambiente venatorio locale, oltre che sulla stampa scaligera: si tratta dell’ennesimo caso di bracconaggio smascherato nel panorama della “omertà venatoria” italiana.