IL PIANO FAUNISTICO
sabato 03 febbraio 2007 fonte L’Arena di VeronaIl Piano faunistico. I privati ora possono impedire alle «doppiette» l’accesso ai terreni per esercitare l’attività venatoria
Stop ai cacciatori, adesso si può
Zanoni: «C’è solo un mese di tempo». Leardini: «Divieto inconcepibile»
C’è un mese scarso di tempo per chiedere che sui propri terreni non entrino i cacciatori. L’approvazione del Piano faunistico venatorio per il quinquennio 2007-2012, che è entrato in vigore lo scorso 1 febbraio, stabilisce infatti che privati ed enti, proprietari o conduttori dei fondi agricoli, possano chiedere di vietare la caccia sui propri terreni qualora ricorrano particolari condizioni.
«Purtroppo è una facoltà che il piano regionale ha limitato per i cittadini veneti a soli trenta giorni», spiega Andrea Zanoni, presidente regionale della Lega per l’abolizione della caccia (Lac). In pratica, saranno valide per il prossimo quinquennio di caccia solo le limitazioni richieste in questo mese e autorizzate.
È una finestra temporale che si apre ogni qualvolta viene approvato il Piano faunistico venatorio e l’ultima occasione era stata nel 1996. Poi, di proroga in proroga, il piano ha avuto validità fino ad oggi e quindi questa opportunità, per le possibili proroghe del piano, non è detto che si ripresenti fra cinque anni, alla scadenza naturale del piano.
La domanda, per raccomandata con avviso di ricevimento, va inoltrata all’ufficio caccia della Provincia, secondo un fac-simile che può essere scaricato dal sito della Lac (www.lacveneto.it) o richiesto alla sede regionale (via Cadore 15/C interno 1 – 31100 Treviso) a cui possono essere chieste anche informazioni per la compilazione (telefono 347-9385856 in ore pasti).
Giovedì 8 febbraio, alle 21, la Lega italiana protezione uccelli (LIPU) di Verona ha organizzato al Brio spa di Campagnola di Zevio un incontro con agricoltori e proprietari di fondi che desiderano essere informati sull’argomento.
«È una vergogna che solo in Italia esista questo articolo 848 del codice civile che autorizza cacciatori e pescatori a entrare senza autorizzazione sui terreni privati», denuncia Francesco Di Grazia, responsabile veronese della LIPU, «e a questo proposito con la Lac stiamo organizzando una raccolta di firme per chiederne l’abolizione. Anche se la caccia fosse vietata sui terreni privati», insiste Di Grazia, «in Italia ci sarebbero migliaia di ettari di proprietà demaniale o pubblica a disposizione dei cacciatori e i disagi per loro sarebbero minimi, mentre la fauna troverebbe molte più oasi di tranquillità».
Il nuovo Piano faunistico venatorio regionale ha disincentivato al massimo, secondo gli esponenti ambientalisti, l’attuazione del sacrosanto diritto dei proprietari di opporsi all’ingresso di cacciatori sui propri fondi, con fastidiosi ostacoli alla pratica autorizzativa. «Infatti alla domanda si deve allegare una relazione di un tecnico abilitato (agronomo, geometra, ingegnere, architetto) per la cui prestazione professionale il cittadino dovrà sostenere delle spese», spiega Zanoni. «Inoltre è fissato un tetto massimo dell’1 per cento di territorio che può essere sottratto alla caccia, per cui anche domande motivate possono essere respinte se il quorum è già stato superato. Infine i terreni per cui si chiede l’esclusione devono avere particolari caratteristiche che limitano il diritto.
«Devono esserci colture specializzate, o condotte con sistemi sperimentali, oppure con fini di ricerca scientifica e nella relazione accompagnatoria si devono indicare gli interessi economici, sociali e ambientali che potrebbero subire danno o disturbo dall’esercizio dell’attività venatoria», spiega Zanoni.
Tocca alla Provincia, entro sessanta giorni dal termine della scadenza di presentazione delle domande (2 marzo 2007), formare una graduatoria delle richieste, verificare le condizioni previste dalla legge e trasmettere il tutto alla Giunta regionale che entro sessanta giorni comunica agli interessati e alla Provincia la decisione in merito.
«Sono i risultati di un piano faunistico venatorio approvato per legge e contro il quale non si può ricorrere», denuncia Di Grazia, «ma è in arrivo la sentenza della Corte di giustizia europea contro la Regione per l’istanza presentata da LIPU e Lac con altre associazioni sulla caccia in deroga, non prevista dai regolamenti comunitari. Saranno sanzioni pesantissime, almeno 300 mila euro al giorno, soldi sottratti ai fondi destinati al sostegno all’agricoltura, che non sembra proprio il momento di perdere, per favorire oltremodo i cacciatori», conclude.
Ferdinando Leardini, vicepresidente di Federcaccia veronese, è esterrefatto dalla notizia dell’invito delle associazioni ambientaliste agli agricoltori perché vietino il passaggio dei cacciatori sui propri terreni: «I cacciatori sono sempre di meno, se ci tolgono anche la possibilità di cacciare che senso ha rinnovare la licenza?», si chiede.
E aggiunge: «Bisogna considerare che la maggior parte dei nostri iscritti sono anche contadini e quindi difficilmente accettano questo tipo di restrizioni. Mettono a disposizione i propri terreni e chiedono di poter andare liberamente a caccia in quelli degli altri, certo sempre nel rispetto delle colture, coscienti che si è ospiti in casa d’altri e ci si deve comportare bene. È inconcepibile vietare la caccia sui terreni privati perché non resterebbero altro che le zone demaniali, dove fra l’altro la legge vieta espressamente di cacciare», conclude Leardini.
«Purtroppo è una facoltà che il piano regionale ha limitato per i cittadini veneti a soli trenta giorni», spiega Andrea Zanoni, presidente regionale della Lega per l’abolizione della caccia (Lac). In pratica, saranno valide per il prossimo quinquennio di caccia solo le limitazioni richieste in questo mese e autorizzate.
È una finestra temporale che si apre ogni qualvolta viene approvato il Piano faunistico venatorio e l’ultima occasione era stata nel 1996. Poi, di proroga in proroga, il piano ha avuto validità fino ad oggi e quindi questa opportunità, per le possibili proroghe del piano, non è detto che si ripresenti fra cinque anni, alla scadenza naturale del piano.
La domanda, per raccomandata con avviso di ricevimento, va inoltrata all’ufficio caccia della Provincia, secondo un fac-simile che può essere scaricato dal sito della Lac (www.lacveneto.it) o richiesto alla sede regionale (via Cadore 15/C interno 1 – 31100 Treviso) a cui possono essere chieste anche informazioni per la compilazione (telefono 347-9385856 in ore pasti).
Giovedì 8 febbraio, alle 21, la Lega italiana protezione uccelli (LIPU) di Verona ha organizzato al Brio spa di Campagnola di Zevio un incontro con agricoltori e proprietari di fondi che desiderano essere informati sull’argomento.
«È una vergogna che solo in Italia esista questo articolo 848 del codice civile che autorizza cacciatori e pescatori a entrare senza autorizzazione sui terreni privati», denuncia Francesco Di Grazia, responsabile veronese della LIPU, «e a questo proposito con la Lac stiamo organizzando una raccolta di firme per chiederne l’abolizione. Anche se la caccia fosse vietata sui terreni privati», insiste Di Grazia, «in Italia ci sarebbero migliaia di ettari di proprietà demaniale o pubblica a disposizione dei cacciatori e i disagi per loro sarebbero minimi, mentre la fauna troverebbe molte più oasi di tranquillità».
Il nuovo Piano faunistico venatorio regionale ha disincentivato al massimo, secondo gli esponenti ambientalisti, l’attuazione del sacrosanto diritto dei proprietari di opporsi all’ingresso di cacciatori sui propri fondi, con fastidiosi ostacoli alla pratica autorizzativa. «Infatti alla domanda si deve allegare una relazione di un tecnico abilitato (agronomo, geometra, ingegnere, architetto) per la cui prestazione professionale il cittadino dovrà sostenere delle spese», spiega Zanoni. «Inoltre è fissato un tetto massimo dell’1 per cento di territorio che può essere sottratto alla caccia, per cui anche domande motivate possono essere respinte se il quorum è già stato superato. Infine i terreni per cui si chiede l’esclusione devono avere particolari caratteristiche che limitano il diritto.
«Devono esserci colture specializzate, o condotte con sistemi sperimentali, oppure con fini di ricerca scientifica e nella relazione accompagnatoria si devono indicare gli interessi economici, sociali e ambientali che potrebbero subire danno o disturbo dall’esercizio dell’attività venatoria», spiega Zanoni.
Tocca alla Provincia, entro sessanta giorni dal termine della scadenza di presentazione delle domande (2 marzo 2007), formare una graduatoria delle richieste, verificare le condizioni previste dalla legge e trasmettere il tutto alla Giunta regionale che entro sessanta giorni comunica agli interessati e alla Provincia la decisione in merito.
«Sono i risultati di un piano faunistico venatorio approvato per legge e contro il quale non si può ricorrere», denuncia Di Grazia, «ma è in arrivo la sentenza della Corte di giustizia europea contro la Regione per l’istanza presentata da LIPU e Lac con altre associazioni sulla caccia in deroga, non prevista dai regolamenti comunitari. Saranno sanzioni pesantissime, almeno 300 mila euro al giorno, soldi sottratti ai fondi destinati al sostegno all’agricoltura, che non sembra proprio il momento di perdere, per favorire oltremodo i cacciatori», conclude.
Ferdinando Leardini, vicepresidente di Federcaccia veronese, è esterrefatto dalla notizia dell’invito delle associazioni ambientaliste agli agricoltori perché vietino il passaggio dei cacciatori sui propri terreni: «I cacciatori sono sempre di meno, se ci tolgono anche la possibilità di cacciare che senso ha rinnovare la licenza?», si chiede.
E aggiunge: «Bisogna considerare che la maggior parte dei nostri iscritti sono anche contadini e quindi difficilmente accettano questo tipo di restrizioni. Mettono a disposizione i propri terreni e chiedono di poter andare liberamente a caccia in quelli degli altri, certo sempre nel rispetto delle colture, coscienti che si è ospiti in casa d’altri e ci si deve comportare bene. È inconcepibile vietare la caccia sui terreni privati perché non resterebbero altro che le zone demaniali, dove fra l’altro la legge vieta espressamente di cacciare», conclude Leardini.