Posts tagged: Cittadini

Alberi, «tagli sbagliati»

Alla notizia dell’imminente taglio di alcune piante storiche della città, le associazioni ambientaliste alzano gli scudi. Non poteva che destare polemica la notizia diffusa da Amia in merito all’espianto di qualche decina di alberi malati, tra cui il celebre pioppo di Castelvecchio e le robinie delle Regaste San Zeno.
«Non c’è più nulla da fare per queste piante. Non possiamo rischiare che cadano in testa ai cittadini», aveva dichiarato a L’Arena Paolo Paternoster, presidente dell’azienda municipalizzata. Ma Legambiente, Wwf, Italia Nostra e lipu non ci stanno e puntano il dito contro Palazzo Barbieri. «Se si sapeva che gli alberi erano pericolosi perché non si è provveduto per tempo e con gradualità ad eliminare via via le piante più malandate?», chiede Lorenzo Albi, presidente di Legambiente.
Sotto accusa da parte degli ambientalisti c’è la scarsa cura del verde cittadino da parte del Comune, tacciato di «occuparsi della flora cittadina tramite sporadici ed invasivi progetti, come è successo al giardini Lombroso e sta accadendo ora in piazza Pradaval».
Le piante che dovranno essere tagliate perché malate sono alcune decine: le robinie di piazzetta Santi Apostoli, di via Belviglieri e via Roveggia; le sofore di fronte ai giardini Lombroso e di ponte Garibaldi; le catalpe di via del Ponte a Parona; i platani di via Mameli; gli ippocastani dei giardini Pradaval e di viale dei Mille; gli aceri di via Ederle; il pioppo di piazza Avesa e l’olmo di piazza Buccari a Montorio.
«Tutte queste piante avrebbero potuto godere di migliore salute se fossero stati adottati corretti criteri di messa a dimora e coltivazione», incalza Albi, secondo il quale «gli esempi di cattiva gestione degli alberi non mancano. Errata scelta delle specie da mettere a dimora, errato impianto, alberi con l’asfalto che copre le radici o tornelli al piede insufficienti, alberi piantati a ridosso degli edifici o potature eseguite senza criteri scientifici».
Su questi punti Amia si era detta d’accordo, ma non può assumersi tutte le responsabilità, visto che quasi tutte le piante sono state messe a dimora più di 50 anni fa. Ad ogni modo Amia fa sapere che rimpiazzerà gli alberi tagliati con piante più piccole e rispettando determinati standard di spazio, così come in viale IV Novembre.
«Molto di più potrebbe essere fatto se ci fossero più fondi a disposizione», aggiunge Albi. A quanto pare Amia percepisce un tot dal Comune a metro quadrato, sia questo un semplice prato o un albero di 20 metri. «Anni fa Legambiente ha consegnato agli assessorati Strade e Giardini ed Ecologia un dossier segnalando alcune situazioni a rischio delle alberature. Non abbiamo avuto alcun riscontro a quella segnalazione», fa sapere amaro Albi. Che aggiunge:«Va individuato un attore unico che si prenda carico della manutenzione di tutto il verde, anche Amia stessa. Poi va applicato il Regolamento del Verde già approvato nel 2007. Infine il Comune deve dotarsi di un Piano del Verde con cui regolare tutti gli interventi di cura e manutenzione delle piante, come avviene in urbanistica con il Piano di Assetto del Territorio».

FONTE

ENPA PROPOSTA PER SALVARE I CUCCIOLI DI CINGHIALI E CAPRIOLI

”Mettiamo cibo nei boschi”

CAIRO MONTENOTTE Dopo il rinvenimento di decine di piccoli di cinghiali e caprioli morti di fame a causa delle condizioni climatiche che hanno caratterizzato la Val Bormida e l’entroterra savonese negli ultimi mesi, la Protezione animali non risparmia dure critiche alla Provincia e alla Regione. Dicono all’Enpa: «Nessun aiuto a cinghiali e caprioli affamati e’ stato portato dalle autorita’ preposte, a differenza di quanto fatto in altre regioni o parchi e da molti cittadini.

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ECOLOGIA UGUALE SALUTE

L’Arena do Verona martedì 22 maggio 2007 inserti pag. 51

Tre milioni di amanti della natura in oasi e campagne nei week end

Ecologia uguale salute

Il turismo all’aria aperta, in Italia, raggiunge i 9 miliardi

Tornare alla natura per guadagnare in relax e salute: registra un aumento del fatturato superiore al 10% il turismo all’aria aperta per effetto soprattutto dei sempre più numerosi amanti di escursioni, trekking, birdwatching o semplice relax nella natura.
La conferma arriva dopo i “ponti” legati al 25 aprile e al 1° maggio in una stima di Coldiretti che ha promosso, insieme alla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) l’iniziativa “La natura ha buon gusto” per dare l’opportunità ai cittadini di conoscere 27 Oasi e Riserve della LIPU insieme ai prodotti tipici realizzati dalle aziende agrituristiche del territorio.
Favoriti dal bel tempo sono stati circa 3 milioni gli ecoturisti che hanno scelto di trascorrere il tempo libero in uno dei 772 parchi e aree protette presenti in Italia. Un ambiente che copre ben il 10 per cento del territorio nazionale dove si producono ben 554 diversi prodotti alimentari tipici tra vini, formaggi, salumi, oli extravergini e altre specialità grazie anche al lavoro di 230mila aziende agricole impegnate nella coltivazione, nell’allevamento, nella trasformazione dei prodotti e in molti casi nell’offerta di ospitalità in agriturismo.
Secondo il rapporto Ecotur tra le attività ecologiche preferite l’escursionismo presenta l’indice di gradimento più alto, seguito dalle attività sportive come il trekking la mountain bike, il birdwatching, lo sci, l’equitazione e il climbing.
La maggioranza degli amanti della vacanza a contatto con la natura sono i giovani “under 30” ma non manca la presenza di famiglie con figli e quella di pensionati “over 60”.
L’enogastronomia è uno degli elementi principali di attrazione e molte aziende agricole sono attrezzate per offrire alloggio, pasti completi e colazioni al sacco o hanno messo a disposizione spazi per pic nic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama questo tipo di vacanza.
Nel ritrovato ravvicinamento alla natura gli italiani riscoprono molte aziende agricole con allevamenti di animali come mucche, pecore o asini salvati dall’estinzione o dove trovano rifugio gli uccelli. Dalla rondine amante delle vecchie stalle e legata ad allevamenti bovini tradizionali, al falco cuculo e all’averla cenerina che trovano nei prati e nella presenza di siepi naturali un habitat ideale, ma anche il re di quaglie che cerca i prati alpini da sfalcio dove nasce il formaggio di malga e le nitticore e le garzette che vivono in colonia nelle risaie della pianura padano-veneta.
Un autentico Eden per gli amanti del birdwatching che è tra le attività preferite dei frequentatori delle Oasi LIPU che si estendono su 4.500 ettari di natura protetta, costituita da zone umide, coste e boschi, e che vantano la presenza di 5mila specie animali e vegetali e oltre 250 specie di uccelli. Sono già migliaia i birdwatcher conosciuti nel nostro Paese nel quale si stima una platea potenziale di due milioni di appassionati dell’osservazione con il binocolo degli uccelli. Una stima prudenziale tenuto contro dell’esempio di altri Stati europei come l’Inghilterra, dove i praticanti sono oltre due milioni e mezzo, pari al 6% della popolazione.