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Caccia, è rivolta salta la norma no-limits

Un cacciatore con il cane

ROMA – La prima raffica fuori stagione se l’è beccata proprio lui: l’emendamento fatto passare in Senato per deregolamentare la caccia. Fuoco amico, visto che a sparare contro il testo voluto dai senatori del Pdl Valerio Carrara e Sergio Vetrella sono stati anche i colleghi di partito. Una bordata tale che probabilmente la norma uscirà oggi impallinata dalla Commissione Agricoltura di Montecitorio.

Quanto accaduto ieri sembra infatti rassicurare il vasto fronte di opposizione al provvedimento. Il presidente Paolo Russo ha prima preso atto di una allarmata lettera del sottosegretario al Turismo Maria Vittoria Brambilla e poi ha ascoltato il relatore della maggioranza Isidoro Gottardo, del Pdl, difendere il “controemendamento” di Fiorella Ceccacci e altri parlamentari del Partito della libertà. Un testo presentato per evitare che venga affidato alle Regioni il potere di anticipare e posticipare apertura e chiusura del calendario venatorio e imporre deroghe alla lista delle specie protette.

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DONNA MODERNA 05/03 – CACCIA: CI MANCA SOLO DI DARE UN FUCILE AI SEDICENNI

Lo propone un disegno di legge presentato al Senato. Ma gli adolescenti già covano una passione fatale per le armi, alimentata da videogiochi e tv. É davvero il caso di mettere una doppietta in mano ai ragazzini?

Che bella idea mettere il fucile a pallettoni in mano ai bambini di 16 anni!  Affermazione superflua, retorica inutile più che mai di sinistra. Semplicemente idiota. Mi sembra già di contarle le critiche, le ribellioni e le indignazioni a questo mio pensiero sul progetto del senatore Franco Orsi che chiede di concedere anche ai ragazzi di 16 anni la possibilità di andare a caccia tranquilli. La proposta arriva dall’esigenza di rivedere la legge sulla caccia del 1992. Legge obsoleta e troppo antimoderna. Una delle tante invenzioni-modifiche molto “nuove” contenute nel nuovo disegno di legge (presentato alla commissione Ambiente del Senato, ha già scatenato le reazioni delle associazioni ambientaliste) sarebbe questa sorta di foglio rosa della caccia. Dopo aver superato quiz e patentini per accedere all’attività venatoria anche l’adolescente potrà, accompagnato da un volenteroso adulto con regolare licenza, godersi le sue domeniche di caccia grossa. Il popolo dei cacciatori si è dimezzato in vent’anni. Oggi sono meno di 800 mila. Niente di meglio, per rinfoltirlo, che dar via libera a figli e nipoti minorenni. Che, poveretti, non hanno l’età per votare o guidare un’auto, ma finalmente possono, liberi e felici, impallinare allodole e cinghiali sotto l’occhio benevolo di zii e papa.
Che dire? Che viviamo già a “caccia” di mille giovani violenti, di cento ragazzi che covano un’attrazione fatale per le armi che arriva dal gioco elettronico, ma anche dalla guerra come spettacolo televisivo, e reale, ormai quotidiano. Questo bombardamento di armi virtuali e reali fa girare i nostri figli in un’orbita di desiderio di violenza già troppo contagiosa. Dobbiamo metterci anche il fucile da caccia?

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CACCIA & AMBIENTE

Fonte l’Arena lunedì 14 maggio 2007

Caccia & ambiente. L’attività di controllo e anti-bracconaggio della Lega per la protezione uccelli: il problema è la cattura di specie protette

Lipu: sì alla licenza a punti

Di Grazia: «È la soluzione giusta per ridurre i reati venatori»
Oltre 669 controlli eseguiti nel corso dello scorso anno, 1.234 trasgressori verbalizzati e 38 notizie di reato trascritte. Sono stati inoltre sequestrati 7 fucili, 19 mezzi da pesca, 56 uccelli protetti morti e 77 chilogrammi di pesce morto e altri 19 di pesce vivo, nonché diverse centinaia di uccelli protetti vivi posti sotto sequestro.
Questa la sintesi dell’ultimo anno di attività della sezione veronese della Lega italiana protezione uccelli (Lipu), di cui è responsabile Francesco Di Grazia, anche coordinatore del servizio di vigilanza.
I reati più diffusi sono l’abbattimento di specie protette, l’uso di attrezzature vietate e di falsi richiami: «Sul campo abbiamo notato che è calato notevolmente il controllo sull’attività venatoria», denuncia Di Grazia, «in particolare sul lago di Garda, dove la vigilanza, esclusa quella volontaria della Lipu, è praticamente inesistente».
Quanto ai rimedi, Di Grazia una proposta l’avrebbe: «Oltre ad aumentare la vigilanza, servirebbe anche per i cacciatori la licenza a punti, come per la patente di guida: ogni trasgressione porta a multe e a decurtazione dei punti, con l’obbligo di corsi formativi per recuperare coscienza e responsabilità», sottolinea.
Solo nel corso della stagione venatoria, conclusasi lo scorso 31 gennaio, i quattordici agenti delle guardie volontarie del servizio di vigilanza venatoria della Lipu hanno svolto ben 134 uscite sul territorio della nostra provincia, collaborando con la Polizia provinciale e quella comunale, con il Corpo Forestale dello Stato e con le guardie volontarie dell’Enpa e delle associazioni venatorie operanti nella provincia (Enal, Fidc e Anuu), redigendo congiuntamente varie notizie di reato nonché verbali di accertamento di violazioni amministrative in materia di caccia e pesca.
«Abbiamo sottoscritto complessivamente 129 verbali», rivela Di Grazia, «a carico di 123 diverse persone. Ben 33 i reati accertati in materia di caccia che hanno comportato la relativa denuncia all’autorità giudiziaria per i responsabili, oltre a 5 reati relativi ad altre fattispecie penali (maltrattamento animali e scarichi abusivi), oltre a 52 controlli per materie diverse».
Nel periodo precedente all’apertura della caccia l’attività si è estesa al controllo di segnalazioni di trappole e reti e contrasto del bracconaggio, nonché di controllo dell’attività di pesca e di allevamento e commercio di avifauna in base alla vigente legislazione, che hanno portato alla redazione di circa 47 fra verbali di accertamento per violazioni amministrative alle norme sulla pesca e sulla caccia e notizie di reato.

«Sono stati controllati 209 pescatori e 40 altre persone in relazione alla materia venatoria, per un totale di 61 uscite, con 5.194 chilometri percorsi in oltre 250 ore di servizio», precisa Di Grazia.
«Durante la stagione venatoria le nostre pattuglie hanno effettuato altre 73 uscite sul territorio della Provincia, per verificare il rispetto della normativa in materia di caccia, per oltre 300 ore di vigilanza e percorrendo 5.481 chilometri, controllando così 359 cacciatori, nonché 48 pescatori e redigendo 54 verbali di accertamento di infrazioni amministrative alle norme sulla caccia e sulla pesca e ben 28 notizie di reato, principalmente per abbattimento e detenzione di fauna selvatica protetta e uso di mezzi non consentiti, oltre ad abbandono di armi e munizioni ed eseguendo numerosi sequestri».
È partita dall’attività della Lipu anche la segnalazione che ha portato il Corpo forestale dello Stato incaricato dall’autorità giudiziaria delle operazioni successive, ad eseguire 4 perquisizioni con il sequestro di circa 900 uccelli vivi detenuti illegalmente, oltre a reti, trappole, fauna protetta morta. L’operazione avviata dalla Lipu ha permesso di smascherare alcuni individui che esercitavano l’attività di allevamento di richiami vivi per uso caccia solo come copertura di traffici di uccelli selvatici illegalmente catturati ed inanellati con anelli falsi, allo scopo di dimostrarne una presunta regolare provenienza da allevamento.
«È una gran mole di lavoro quella svolta dagli agenti volontari del Servizio di vigilanza, nonostante lo scarso numero di effettivi e di mezzi disponibili, per garantire il rispetto delle leggi in materia di caccia e pesca», denuncia Di Grazia, «soprattutto se si considerano i numeri della Provincia, dove gli agenti di polizia sono 35, operanti 24 ore al giorno, ma nel corso del 2006 ci sono state solo 32 notizie di reato contro bracconieri e cacciatori di frodo.
«Però, invece di plaudire ad azioni di volontari che non hanno alcun rimborso se non la soddisfazione di far rispettare la legge e di difendere la natura, ci troviamo spesso ostacoli di tipo burocratico che rendono più difficoltoso il nostro agire», precisa il coordinatore.

AUTORIZZATA LA CACCIA AI PREDONI DI CILIEGIE

Domenica 20 Giugno 2004

Storni, la Lipu contesta il provvedimento della Provincia

Autorizzata la caccia ai «predoni» di ciliegie

Gli ambientalisti sono da tempo sul piede di guerra per il piano di contenimento della popolazione di storni sul territorio provinciale previsto per quest’anno. Il settore faunistico ambientale della Provincia ha determinato l’abbattimento degli storni per proteggere le coltivazioni di ciliegio che, in questo periodo, rappresentano una delle principali fonti di cibo per moltissimi uccelli, con ovvio, quanto comprensibile, disappunto dei coltivatori che vedono finire in mangime la loro fonte di reddito. E con i prezzi che hanno raggiunto le cicliegie sul mercato, si fa ancora più evidente la ragione del loro malumore.
Il provvedimento della Provincia riguarda esclusivamente un tipo di volatile, lo sturnis vulgaris, storno, in italiano, sturlino in dialetto, escludendo dal piano di contenimento tutti gli altri tipi di uccelli. Secondo quanto si legge nel provvedimento, sono autorizzati ad abbattere gli storni, oltre che gli ufficiali e gli agenti della polizia provinciale, anche dei coordinatori in possesso di diploma di abilitazione.
Per Francesco Di Grazia, della Lipu , la Lega per la protezione degli uccelli, questo provvedimento «rischia di causare un’assurda strage di volatili quando c’era la possibilità di ovviare all’inconveniente utilizzando metodi più ecologici».
Secondo Di Grazia, come è stato fatto in altre zone (come l’area urbana di Roma), i proprietari dei fondi interessati al provvedimento anzichè imbracciare i fucili per liberarsi dei voraci storni, potrebbero munirsi di registratori che ripetono i versi dei rapaci che solitamente cacciano gli storni per fa fuggire gli uccelli dai ciliegieti.
«Altri agricoltori dalla mentalità ecologica hanno provato con successo anche un altro espediente contro gli assalti degli storni: delle bottiglie di plastica contenenti pezzi di pesce il cui cattivo odore tiene lontani gli uccelli predatori di frutta dagli alberi».
Nella relazione tecnico scientifica che accompagna il provvedimento della Provincia si fa cenno anche ad una serie di metodologie dissuasive, di cui parecchie già sperimentate in vari Paesi europei, così come vengono elencati i sistemi di eliminazione vera e propria, mediante l’uso di veleni, di cariche esplosive fatte brilalre nei luoghi dove gli sotrni si riuniscono a dormire e, ultima, l’uccisione con armi da fuoco.
Tutte, ad eccezione di quest’ultima, sono giudicate metodiche inefficaci. Di tutt’altro parere sono gli ambientalisti, che si stanno organizzando per contrastare l’iniziativa della Provincia, tentando di sensibilizzare gli agricoltori verso rimedi anti-storno di tipo meno aggressivo.

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