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Insieme alla LIPU con la Festa di Primavera

Domenica 18.04.2010 FESTA DI PRIMAVERA una giornata dedicata a tutti con cerchio dei gazebo, laboratori, animazione, giochi e concerti.

L’orario  di apertura del cancello per l’accesso a Villa Buri è dalle ore 7.30 alle 20.30

Festa di primavera 18 aprile 2010 a Villa Buri - Verona

DI GRAZIA: SENTENZA VERGOGNOSA E POLITICA

Della sentenza del Tar sull’accesso ai tesserini dei cacciatori depositati in Provincia è meno soddisfatta la LIPU che, per bocca del suo delegato regionale, Francesco Di Grazia, annuncia ricorso al Consiglio di Stato: «Sentenza vergognosa e squisitamente politica, perché il Tribunale amministrativo ha impiegato sei mesi per scrivere una sentenza senza neppure citare una legge. Era un lavoro che il Tar poteva fare in una settimana. La verità, invece, è che ci sono decine di migliaia di tesserini che nessuno controlla. Comunque, ammesso e non concesso che le guardie volontarie non siano autorizzate a controllare i tesserini anche quando siano già stati depositati, come mai nessuno si prende la briga di verificare eventuali discrepanze fra schede e tesserini»?, si chiede Di Grazia.
Ricorda anche che la LIPU si è mossa con il ricorso al Tar solo dopo che i tesserini era stati archiviati in seguito al controllo di un agente della polizia provinciale, il quale aveva riscontrato gravi irregolarità.
«Andremo fino al Consiglio di Stato», ribadisce Di Grazia, «e siamo intenzionati a scrivere alla Corte dei conti, perché un parere legale fornito dalla stessa Regione rileva che dai mancati introiti per infrazioni mai redatte deriva un danno patrimoniale». (v.z.)

TESSERINI IL TAR BOCCIA LA LIPU

lunedì 04 giugno 2007 provincia pag. 16

Caccia. Il Tribunale amministrativo ha dato torto alla Lega italiana protezione uccelli sui controlli delle guardie volontarie

Tesserini, il Tar boccia la LIPU

L’assessore Coletto: «Punito dai giudici l’atteggiamento persecutorio»

Il Tribunale amministrativo regionale dà torto alla LIPU, la Lega italiana protezione uccelli che aveva tentato causa alla Provincia perché le era stato vietato l’accesso ai tesserini dei cacciatori dell’annata venatoria 2005-06. In pratica, a conclusione della stagione (31 marzo), ogni cacciatore è tenuto a consegnare in Provincia i tesserini sui quali ha annotato gli abbattimenti.
Servono a conoscere il prelievo venatorio, anche in deroga, e di trasmetterne i dati riassuntivi alle amministrazioni competenti per l’assunzione di eventuali interventi correttivi nella stagione venatoria successiva.
Le guardie volontarie della LIPU, e di altre associazioni faunistiche, controllano «sul campo» la corretta annotazione da parte dei cacciatori di quanto catturato e redigono verbale quando riscontrano discrepanze fra lo scritto e il carniere del cacciatore.
Ma quando la LIPU ha cercato di verificare se i dati contenuti sui tesserini depositati in Provincia, relativi a determinati cacciatori, corrispondessero alle schede compilate dagli stessi e ai riscontri effettuati sul campo, si è di fatto vista negare l’accesso alla documentazione. Di qui il ricorso al Tar, perso, con la condanna anche a pagare le spese processuali (3mila euro più Iva).
Per la seconda sezione del Tribunale amministrativo del Veneto, la normativa nazionale ed europea collega il concetto di informazione a quello di ambiente, «ma la richiesta avanzata dalle guardie venatorie volontarie della LIPU attiene ad informazione non riferentesi alla fauna bensì ai comportamenti dei cacciatori che hanno depositato i propri tesserini», scrivono i giudici del Tar, «e i compiti assegnati alle guardie volontarie di conoscere questi comportamenti si esaurisce nel controllo sul campo, tramite attività ispettive».
In pratica, per il Tar è legittimo che la LIPU controlli sul territorio la correttezza del comportamento dei cacciatori, ma non che faccia attività investigativa sui documenti.
Non è neppure sostenibile l’ipotesi che come cittadini possano accedere alle informazioni contenute sui tesserini depositati «perché queste notizie non riguardano affatto né l’ambiente, né la natura, né la fauna, bensì comportamenti da verificare “sul campo” e non per una indagine che, attenendo alla veridicità di quanto a suo tempo dichiarato, riguarda, se mai ed eventualmente, altri poteri dello Stato», è il parere del Tar, che respinge come infondato il ricorso.
Visibilmente soddisfatto della sentenza l’assessore provinciale alla caccia Luca Coletto: «Credo che il Tar abbia sanzionato un atteggiamento palesemente persecutorio della LIPU nei confronti dei cacciatori, che intendeva sanzionarli anche dopo aver riconsegnato i tesserini e quando non erano già più responsabili di quanto poteva trovarsi scritto. Credo sia evidente che un corpo di vigilanza debba muoversi sul territorio per far prevenzione e non per iniziative di tipo politico», attacca l’assessore, convinto che la legge sia dalla sua parte e per questo intenzionato a resistere fino in giudizio alle richieste della LIPU di accesso alla documentazione.
«Sono stato accusato di non difendere abbastanza i cacciatori», aggiunge Coletto, «e credo che questa sia la miglior risposta, assieme agli stanziamenti decisi fra lo scorso anno (109 mila euro) e quest’anno (250 mila euro) per miglioramenti ambientali. Sono soldi ricavati dalle tassazioni sulla caccia e utilizzati per piantare siepi, boschi e seminare medicai per lo sviluppo della fauna. I risultati sono tangibili, perché nei tre anni del mio mandato», conclude l’assessore, «le lepri sono passate da 1600 a 2800 nelle zone di ripopolamento e cattura».

IL PIANO FAUNISTICO

sabato 03 febbraio 2007 fonte L’Arena di VeronaIl Piano faunistico. I privati ora possono impedire alle «doppiette» l’accesso ai terreni per esercitare l’attività venatoria

Stop ai cacciatori, adesso si può

Zanoni: «C’è solo un mese di tempo». Leardini: «Divieto inconcepibile»

C’è un mese scarso di tempo per chiedere che sui propri terreni non entrino i cacciatori. L’approvazione del Piano faunistico venatorio per il quinquennio 2007-2012, che è entrato in vigore lo scorso 1 febbraio, stabilisce infatti che privati ed enti, proprietari o conduttori dei fondi agricoli, possano chiedere di vietare la caccia sui propri terreni qualora ricorrano particolari condizioni.
«Purtroppo è una facoltà che il piano regionale ha limitato per i cittadini veneti a soli trenta giorni», spiega Andrea Zanoni, presidente regionale della Lega per l’abolizione della caccia (Lac). In pratica, saranno valide per il prossimo quinquennio di caccia solo le limitazioni richieste in questo mese e autorizzate.
È una finestra temporale che si apre ogni qualvolta viene approvato il Piano faunistico venatorio e l’ultima occasione era stata nel 1996. Poi, di proroga in proroga, il piano ha avuto validità fino ad oggi e quindi questa opportunità, per le possibili proroghe del piano, non è detto che si ripresenti fra cinque anni, alla scadenza naturale del piano.
La domanda, per raccomandata con avviso di ricevimento, va inoltrata all’ufficio caccia della Provincia, secondo un fac-simile che può essere scaricato dal sito della Lac (www.lacveneto.it) o richiesto alla sede regionale (via Cadore 15/C interno 1 – 31100 Treviso) a cui possono essere chieste anche informazioni per la compilazione (telefono 347-9385856 in ore pasti).
Giovedì 8 febbraio, alle 21, la Lega italiana protezione uccelli (LIPU) di Verona ha organizzato al Brio spa di Campagnola di Zevio un incontro con agricoltori e proprietari di fondi che desiderano essere informati sull’argomento.
«È una vergogna che solo in Italia esista questo articolo 848 del codice civile che autorizza cacciatori e pescatori a entrare senza autorizzazione sui terreni privati», denuncia Francesco Di Grazia, responsabile veronese della LIPU, «e a questo proposito con la Lac stiamo organizzando una raccolta di firme per chiederne l’abolizione. Anche se la caccia fosse vietata sui terreni privati», insiste Di Grazia, «in Italia ci sarebbero migliaia di ettari di proprietà demaniale o pubblica a disposizione dei cacciatori e i disagi per loro sarebbero minimi, mentre la fauna troverebbe molte più oasi di tranquillità».
Il nuovo Piano faunistico venatorio regionale ha disincentivato al massimo, secondo gli esponenti ambientalisti, l’attuazione del sacrosanto diritto dei proprietari di opporsi all’ingresso di cacciatori sui propri fondi, con fastidiosi ostacoli alla pratica autorizzativa. «Infatti alla domanda si deve allegare una relazione di un tecnico abilitato (agronomo, geometra, ingegnere, architetto) per la cui prestazione professionale il cittadino dovrà sostenere delle spese», spiega Zanoni. «Inoltre è fissato un tetto massimo dell’1 per cento di territorio che può essere sottratto alla caccia, per cui anche domande motivate possono essere respinte se il quorum è già stato superato. Infine i terreni per cui si chiede l’esclusione devono avere particolari caratteristiche che limitano il diritto.
«Devono esserci colture specializzate, o condotte con sistemi sperimentali, oppure con fini di ricerca scientifica e nella relazione accompagnatoria si devono indicare gli interessi economici, sociali e ambientali che potrebbero subire danno o disturbo dall’esercizio dell’attività venatoria», spiega Zanoni.
Tocca alla Provincia, entro sessanta giorni dal termine della scadenza di presentazione delle domande (2 marzo 2007), formare una graduatoria delle richieste, verificare le condizioni previste dalla legge e trasmettere il tutto alla Giunta regionale che entro sessanta giorni comunica agli interessati e alla Provincia la decisione in merito.
«Sono i risultati di un piano faunistico venatorio approvato per legge e contro il quale non si può ricorrere», denuncia Di Grazia, «ma è in arrivo la sentenza della Corte di giustizia europea contro la Regione per l’istanza presentata da LIPU e Lac con altre associazioni sulla caccia in deroga, non prevista dai regolamenti comunitari. Saranno sanzioni pesantissime, almeno 300 mila euro al giorno, soldi sottratti ai fondi destinati al sostegno all’agricoltura, che non sembra proprio il momento di perdere, per favorire oltremodo i cacciatori», conclude.
Ferdinando Leardini, vicepresidente di Federcaccia veronese, è esterrefatto dalla notizia dell’invito delle associazioni ambientaliste agli agricoltori perché vietino il passaggio dei cacciatori sui propri terreni: «I cacciatori sono sempre di meno, se ci tolgono anche la possibilità di cacciare che senso ha rinnovare la licenza?», si chiede.
E aggiunge: «Bisogna considerare che la maggior parte dei nostri iscritti sono anche contadini e quindi difficilmente accettano questo tipo di restrizioni. Mettono a disposizione i propri terreni e chiedono di poter andare liberamente a caccia in quelli degli altri, certo sempre nel rispetto delle colture, coscienti che si è ospiti in casa d’altri e ci si deve comportare bene. È inconcepibile vietare la caccia sui terreni privati perché non resterebbero altro che le zone demaniali, dove fra l’altro la legge vieta espressamente di cacciare», conclude Leardini.