Improvvisamente un canale è rimasto all’asciuto a causa di lavori a valle di Bonferraro mettendo in grave pericolo il pesce perchè il consorzio di Bonifica Fossa Pozzolo si dimenticava di avvisare la Procincia di Verona dei lavori in corso.
Fortunatamente un pescatore avvisava la polizia provinciale che unitamente agli agenti LIPU si recavano con gli strumenti idonei al recupero delle specie ittiche presenti nel fossato, fra cui carpe gobbi e branzini di grandi taglie.
Il pesce veniva poi liberato nel fiume Tione.
L’operazione si è protratta sino a sera.


In teoria dovrebbero tenere gli squali lontani dalle spiagge, ma il loro unico risultato certo è quello di causare una strage colossale di animali marini, senza garantire la tutela dei bagnanti. Una campagn internazionale perche’ vengano rimosse da alcune zone del Sud Africa (02/07/09)
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Intercettati dai ranger dopo le denunce di cacciatori per i numeroissimi cani uccisi dai lacci sistemati dai cacciatori di frodo (04/06/09)
L ‘ultimo cane c’è finito dentro appena pochi giorni fa, prigioniero di un laccio piazzato dai bracconieri per tentare di catturare cinghiali e cervi che su questi monti abbondano. Il suo corpo l’hanno trovato è stato trovato ancora appeso al nodo scorsoio d’acciaio. Il caldo ne aveva accelerato la decomposizione ma quelle ferite terribili sul collo lasciate dal cavetto erano ancora maledettamente visibili.
Moltissimi sono i cani rimasti vittime di lacci sistemati a centinaia e contro i quali gli agenti della Forestale di Pula sono intervenuti dopo le denunce da parte di cacciatori. I ranger, prima dell’operazione di bonifica del territorio, hanno però predisposto una serie di appostamenti per poter intercettare i responsabili, i cacciatori di frodo che in quei giorni e nelle settimane precedenti avevano piazzato i micidiali cavetti d’acciaio.
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Pare proprio che non ci sia isola del Mediterraneo che si salva dalla piaga del bracconaggio. Ecco un report “a caldo” da Cipro, redatto dall’associazione tedesca per la tutela degli uccelli – CABS, al rientro da alcuni giorni di attività a Cipro. Assieme alle isole italiane e a Malta ecco un’altra terra senza legge dove i bracconieri la fanno troppo spesso da padroni nell’indifferenza o nell’incapacità delle autorità (10/05/09)
L’operazione a Cipro è iniziata con l’arrivo a Larnaka all´alba del 25 aprile, partenza il 3 maggio. 7 giorni e mezzo di lavoro e 2 notti e mezzo
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14 maggio 2009 22:19 |
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Un cacciatore con il cane
ROMA – La prima raffica fuori stagione se l’è beccata proprio lui: l’emendamento fatto passare in Senato per deregolamentare la caccia. Fuoco amico, visto che a sparare contro il testo voluto dai senatori del Pdl Valerio Carrara e Sergio Vetrella sono stati anche i colleghi di partito. Una bordata tale che probabilmente la norma uscirà oggi impallinata dalla Commissione Agricoltura di Montecitorio.
Quanto accaduto ieri sembra infatti rassicurare il vasto fronte di opposizione al provvedimento. Il presidente Paolo Russo ha prima preso atto di una allarmata lettera del sottosegretario al Turismo Maria Vittoria Brambilla e poi ha ascoltato il relatore della maggioranza Isidoro Gottardo, del Pdl, difendere il “controemendamento” di Fiorella Ceccacci e altri parlamentari del Partito della libertà. Un testo presentato per evitare che venga affidato alle Regioni il potere di anticipare e posticipare apertura e chiusura del calendario venatorio e imporre deroghe alla lista delle specie protette.
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22 aprile 2009 12:32 |
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TRIESTE. In Slovenia sono stati condannati, ma il Friuli Venezia Giulia sta valutando come intervenire per scongiurare l’abbattimento di 75 orsi bruni, indesiderati dalle autorità slovene perché troppo numerosi e per i danni che arrecano all’agricoltura. L’Alto Friuli e il Tavisiano, aree naturalmente frequentate dagli orsi sloveni, potrebbero infatti rappresentare l’alternativa alla decimazione. «Con la supervisione del ministero degli Interni– ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Violino – stiamo elaborando un master plan per la gestione della foresta di Tarvisio. All’interno di un progetto globale, ci può essere una gestione faunistica che includa anche gli orsi». In armonia – ha sottolineato Violino – con le esigenze zootecniche e agricole del territorio. La decisione del ministero dell’Ambiente sloveno di concedere licenza di abbattimento di 75 orsi ha destato scalpore: sono troppi, troppo voraci e concentrati in un’area troppo piccola, per il governo di Lubiana.
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15 aprile 2009 21:45 |
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Alla notizia dell’imminente taglio di alcune piante storiche della città, le associazioni ambientaliste alzano gli scudi. Non poteva che destare polemica la notizia diffusa da Amia in merito all’espianto di qualche decina di alberi malati, tra cui il celebre pioppo di Castelvecchio e le robinie delle Regaste San Zeno.
«Non c’è più nulla da fare per queste piante. Non possiamo rischiare che cadano in testa ai cittadini», aveva dichiarato a L’Arena Paolo Paternoster, presidente dell’azienda municipalizzata. Ma Legambiente, Wwf, Italia Nostra e lipu non ci stanno e puntano il dito contro Palazzo Barbieri. «Se si sapeva che gli alberi erano pericolosi perché non si è provveduto per tempo e con gradualità ad eliminare via via le piante più malandate?», chiede Lorenzo Albi, presidente di Legambiente.
Sotto accusa da parte degli ambientalisti c’è la scarsa cura del verde cittadino da parte del Comune, tacciato di «occuparsi della flora cittadina tramite sporadici ed invasivi progetti, come è successo al giardini Lombroso e sta accadendo ora in piazza Pradaval».
Le piante che dovranno essere tagliate perché malate sono alcune decine: le robinie di piazzetta Santi Apostoli, di via Belviglieri e via Roveggia; le sofore di fronte ai giardini Lombroso e di ponte Garibaldi; le catalpe di via del Ponte a Parona; i platani di via Mameli; gli ippocastani dei giardini Pradaval e di viale dei Mille; gli aceri di via Ederle; il pioppo di piazza Avesa e l’olmo di piazza Buccari a Montorio.
«Tutte queste piante avrebbero potuto godere di migliore salute se fossero stati adottati corretti criteri di messa a dimora e coltivazione», incalza Albi, secondo il quale «gli esempi di cattiva gestione degli alberi non mancano. Errata scelta delle specie da mettere a dimora, errato impianto, alberi con l’asfalto che copre le radici o tornelli al piede insufficienti, alberi piantati a ridosso degli edifici o potature eseguite senza criteri scientifici».
Su questi punti Amia si era detta d’accordo, ma non può assumersi tutte le responsabilità, visto che quasi tutte le piante sono state messe a dimora più di 50 anni fa. Ad ogni modo Amia fa sapere che rimpiazzerà gli alberi tagliati con piante più piccole e rispettando determinati standard di spazio, così come in viale IV Novembre.
«Molto di più potrebbe essere fatto se ci fossero più fondi a disposizione», aggiunge Albi. A quanto pare Amia percepisce un tot dal Comune a metro quadrato, sia questo un semplice prato o un albero di 20 metri. «Anni fa Legambiente ha consegnato agli assessorati Strade e Giardini ed Ecologia un dossier segnalando alcune situazioni a rischio delle alberature. Non abbiamo avuto alcun riscontro a quella segnalazione», fa sapere amaro Albi. Che aggiunge:«Va individuato un attore unico che si prenda carico della manutenzione di tutto il verde, anche Amia stessa. Poi va applicato il Regolamento del Verde già approvato nel 2007. Infine il Comune deve dotarsi di un Piano del Verde con cui regolare tutti gli interventi di cura e manutenzione delle piante, come avviene in urbanistica con il Piano di Assetto del Territorio».
FONTE
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28 marzo 2009 00:18 |
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(ASCA) – Roma, 27 mar – Cordoglio fra gli ambientalisti per la scomparsa del giornalista e scrittore Emilio Nessi, ”da sempre vicino alla causa dell’ambiente – come scrive in una nota il WWF – e instancabile ‘narratore’ delle piu’ toccanti storie di animali”.
”Ha spesso raccontato le nostre battaglie, dall’antibracconaggio a fianco delle Guardie venatorie alla lotta al degrado del territorio, dal sequestro di specie protette alle storie legate ai Centri di recupero animali.
Emilio era una di quei giornalisti di cui l’Italia ha tanto bisogno, impegnata generosamente in prima persona in tante battaglie per un futuro migliore” , ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF Italia.
”Siamo profondamente colpiti dalla sua morte improvvisa che lascia un vuoto in tutti noi e in particolare a coloro che lo hanno spesso affiancato nei suoi reportage. Con la scomparsa di Emilio se ne va un amico ed un giornalista tenace e unico”, aggiunge Massimiliano Rocco, Responsabile specie del WWF Italia che in questi anni lo ha spesso affiancato per la realizzazione dei suoi servizi.
Sentite condoglianze ai famigliari e amici.
La LIPU Verona vi è vicina.
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00:14 |
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La storia CARLO GRANDE GENOVA Arriveranno a centinaia, dispiegando le loro grandi ali, seguendo come antichi marinai le millenarie rotte che attraverso Gibilterra, Spagna e Francia conducono alle montagne liguri e nel Sud della Penisola. Centinaia di uomini staranno ad aspettarle col naso all’insu’ fra le province di Genova e Savona, senza doppiette per fortuna (come avviene invece sullo Stretto di Messina) ma con cannocchiali, binocoli e macchine fotografiche: osserveranno incantati i bianconi, le maestose «Aquile dei serpenti» che ogni anno, di questi tempi, sorvolano il parco del Beigua, l’aerea protetta piu’ vasta della Liguria, provenienti dall’Africa sahariana, dove hanno passato l’inverno. L’appuntamento per gli appassionati di birdwatchting (sono tante le adesioni, arriveranno anche da Piemonte, Lombardia, Francia e Svizzera), si svolgera’ domenica mattina nell’area verde attrezzata in localita’ Curlo sulle alture di Arenzano. Le aquile che passeranno sul crinale principale del parco, il piu’ alto e il piu’ vicino al mare di tutta Italia, saranno piu’ di un migliaio. Almeno una sessantina di coppie si fermeranno per nidificare, come ogni anno, fra i rami dei pini neri e dei pini marittimi dell’Appennino Ligure. Il sito e’ d’importanza europea per la migrazione della specie: ventisei chilometri di crinali montuosi, a due passi dalla Riviera, che racchiudono praterie e preziose zone umide d’alta quota, fitte foreste di faggi, roveri e castagni, rupi scoscese e lembi di vegetazione mediterranea. Le altre aquile proseguiranno la loro migrazione che le condurra’ verso le aree protette del centro-sud d’Italia.
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FONTE ARTICOLO
Gli incendi controllati per distruggere le canne palustri del Busatello non si fanno più da tre anni. Troppo cari per le casse del Comune di Gazzo. Ieri, però, qualcuno ha pensato bene di fare da sé appiccando il fuoco in più punti e dando così vita a un incendio che ha distrutto l’intera oasi naturalistica del Busatello: 80 ettari circa, 50 dei quali nel veronese e 30 sotto il Comune di Ostiglia.
Le prime fiamme si sono alzate poco dopo le 13 e, con le prime colonne di fumo, è scattato l’allarme lanciato dagli abitanti di San Pietro in Valle, la piccola frazione al confine con il mantovano.
I roghi sono stati appiccati probabilmente nel territorio veronese e poi il vento ha contribuito a una rapida estensione delle fiamme su un vasto fronte. Centinaia di uccelli acquatici, che in questo periodo stanno iniziando a nidificare, hanno abbandonato i canali della palude per evitare di restare imprigionati dal fuoco.
Ad arrivare per primi sugli argini dell’oasi sono stati i carabinieri di Gazzo, seguiti poi dai vigili del fuoco di Verona che hanno tentato di spegnere alcuni dei roghi più facilmente raggiungibili dalla terra ferma. Nella zona ostigliese, invece, sono arrivati i vigili del fuoco di Mantova che hanno cercato invano di arginare le fiamme che avanzavano.
La torretta costruita dal Wwf per l’osservazione della fauna acquatica, risparmiata dalle fiamme, è stata utile per i carabinieri per avvistare un uomo che fuggiva: che sia il presunto piromane o un semplice visitatore dell’oasi lo si saprà solo quando i carabinieri riusciranno a dargli un nome. La descrizioni degli abiti è al vaglio dei militari, che stanno anche valutando delle testimonianze. Il fuggitivo si è diretto verso il confine mantovano, dimostrando di conoscere alla perfezione la zona e ha poi abbandonato la palude a bordo di un motorino che aveva lasciato tra l’erba dell’argine.
Negli anni scorsi Comune e Wwf programmavano nel mese di gennaio degli incendi controllati: una pratica, quella del «pirodiserbo», assai diffusa nel passato e che serviva per eliminare le vecchie canne palustri e favorire una crescita rigogliosa delle nuove piante. Ma che era stata abbandonata negli ultimi tre anni per i costi dell’operazione che gravavano il bilancio comunale.
Le operazioni di incendio controllato coinvolgevano almeno trenta uomini della Protezione civile, vigili del fuoco e carabinieri per almeno un’intera giornata.
In più occasioni, poi, le fiamme hanno sconfinato nel territorio mantovano suscitando le proteste dei vicini.


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14 marzo 2009 00:15 |
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